PRO LOCO Tanagro - Pollese

 

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CENNI STORICI

 

 BREVI CENNI STORICI DELLA CITTA’

Nel 531 d.c. CASSIODORO afferma che vi si svolgeva una fiera ed un mercato istituito dal CONSOLE ANNIO o AQUILIO presso il FORUM, vedi “ELOGIUM”.

Dal 1352 ritorna il mercato del Sabato ad opera del Principe Antonio Sanseverino, Contestabile del Regno di Napoli e  Signore di Polla.

Il Vallo era un lago pleistocenico e gli unici emissari erano degli inghiottitoi che per la maggior parte si trovavano nella zona dove ora è il territorio di Polla.

I Romani per primi prosciugarono la zona facendo un taglio in una montagna,  che anche ora si chiama “Intagliata” e la grotta dell’Angelo, detta grotta di Pertosa è sita sotto questa montagna.

Da allora le acque, che prima formavano il lago e scomparivano nei molti inghiottitoi, diedero vita al fiume Tanagro affluente del Sele.

Le colline su cui sorge Polla sono carsiche, quindi piene di grotte e di inghiottitoi.

Infatti il massiccio degli Alburni ha ben due grotte molto note: La Grotta dell’Angelo, comunemente nota come grotta di Pertosa, e la Grotta di Castelcivita che si trova sull’altro versante degli Alburni.

A queste si aggiunse la grotta che si trova sotto la collina, dove sorge dal 1541 il Convento di Sant’Antonio di Polla e che fu esplorata nel 1954 e da allora sono state fatte molte scoperte attraverso ricerche e scavi.

Polla è posta ad una altitudine media di 460 m. sul livello del mare, infatti la Grotta dell’Angelo comunemente nota come la Grotta di Pertosa in contrada San Domenico è a soli 224 m. sul livello del mare, mentre la punta del monte San Tommaso è a 1250 m. sul mare.

Le due grotte sono una sull’altra e non è improbabile che siano in comunicazione tra di loro, a circa 800 m. verso nord, in altra parte del paese, vi sono degli inghiottitoi crive o clive che, pare, siano in comunicazione con le grotte dell’Angelo.

Di queste crive o clive per primo ne parla addirittura Plinio.

La grotta sotto la collina del Convento è stata abitata da alcuni millenni, vi sono stati trovati teschi ed ossa dei primi ominidi dell’area mediterranea come accertato dal prof. Parenzan eminente Biologo e Speleologo.

In questa grotta vi sono ancora molte cose da scoprire nel sottilissimo fango che ricopre il pavimento, e che sicuramente conserva tante cose.

La grotta non è molto ricca di stalattiti e stalagmiti, ma ha una scenografia fantastica e presenta alcune sale molto grandi e molti inghiottitoi.

Sin dalla preistoria è stata abitata, come dimostrano i ritrovamenti di ossa e suppellettili rinvenuti negli anni 50 tra le altre cose fu rinvenuto un cranio fossile calcificato preistorico sicuramente appartenuto ad uno dei primi ominidi dell’area mediterranea, conservato nel museo del sottosuolo di Taranto nella sezione donata dal prof. Parenzan, ora pare bruciato con l’incendio del museo.

Polla per la sua posizione geografica è stata sempre al centro di traffici sia a Nord Sud che Est – Ovest, tutti i ritrovamenti, sia nella grotta che nelle molte tombe del suo Territorio dimostrano la presenza materiale e culturale con tutti i popoli indoeuropei provenienti sia dall’Est che dal Tirreno.

Per la sua felice collocazione geografica fin dai tempi delle guerre Puniche è servita da strade di grande comunicazione, infatti la via Consolare che collega la Sicilia a Roma attesta la presenza di un Foro romano pare “ANNIO” dal nome del costruttore della strada, ad esso è collegato una iscrizione lapidea su cui sono scritte le distanze da Polla a Capua ed a Reggio Calabria, dagli anni trenta questa pietra è inserita in un bel monumento di marmo conosciuto con il nome di “ELOGIUN” o “CIPPO” .

Per millenni su questa strada sono passati personaggi, come Spartaco, che hanno portato distruzione e morte, o come Cicerone ed Orazio che hanno scritto e narrato della bellezza dei luoghi.

Nel corso dei millenni ha subito molte distruzioni sia ad opera dei moltissimi terremoti negli anni: 644, 844, 1456, 1550, 1561, 1694, 1698, 1774, 1857, 1980, sia ad opera di una lunga serie di orde di barbari che passando hanno distrutto tutto, come: Imilcone; Spartaco, Alarico, Genserico,i Saraceni e tutti gli altri eserciti che sono passati o che si sono alternati sul territorio.

Pochi ma importantissimi i monumenti rimasti: IL TEMPIO Oracolo degli Arcadi successivamente trasformato in monumento funebre di Caio Oziano Rufo dalla moglie INSTEIA POLLA, sacerdotessa, da cui alcuni vorrebbero far derivare il nome di POLLA.

Il CIPPO o ELOGIUM fatto scolpire dal Console Romano, sul cui nome tanto si è discusso ma pare sia Annio.

La chiesetta di Sant’Antuono con i suoi affreschi unici in Italia come risulta dagli ultimi studi.

Il Convento di Sant’Antonio , Monumento Nazionale con la sua Quadreria del 600 del pittore M. RAGOLIA e tanti altri lavori di intaglio in legno.

Non ultimo, famoso e notissimo il bellissimo costume delle donne di origine greco – bizantino, usato dal “GRUPPO FOLKLORISTICO INTERNAZIONALE” che sin dal 1958 è in giro per il mondo, partecipando a tutti i principali raduni folkloristici con grande successo.

L’attuale Polla è la somma di due Università. Infatti da prima dell’anno mille, sappiamo che nell’attuale territorio di Polla esistevano due paesi: APOLLA o POLLA e a qualche chilometro San Pietro pare il vecchio “FORUM ANNIO” ed essendo posta sulla Via Annia di grande comunicazione ha subito una lunga serie di distruzioni e di conseguenti ricostruzioni, infatti oltre ai tanti terremoti è stata più volte distrutta dalle orde dei barbari e di eserciti di passaggio nella zona, la prima di cui si ha notizia è quella di SPARTACO.

Tra i primi documenti storici troviamo una donazione fatta da ASCLETTINO marito di SIGHELGAITA, Signore di POLLA, nel 1806 con cui dona alla BADIA di CAVA la parte est di Polla.

Molti sono stati i Signori di Polla. Nel 1580 Polla diviene MARCHESATO sino al 1860.

Di seguito si riportano altre notizie storiche, utili per meglio comprendere origini e costumi della Cittadina.

Il comune di Polla, situato a sud del Vallo di Diano fra le catene montuose degli Alburni ad ovest e della Maddalena ad est, si estende per 47,12 Kmq.

Prima dell'anno 1000 fu zona abitata da pastori che lasciarono tracce del loro passaggio nelle grotte, nelle quali sono stati rinvenuti resti umani e animali.

Il primo villaggio sorse verso il IV secolo a.C. ad opera dei Lucani cui seguirono i Romani che lasciarono numerose tracce visibili della loro opera di romanizzazione: la costruzione della via Annia, del ponte sul fiume Tanagro, ricostruito nel 1700 dall'ingegnere Carlo Pollio secondo le linee antiche, dell'Elogium e del Mausoleo di Caio Uziano Rufo.

Della dominazione bizantina, invece, non rimangono tracce, tuttavia la presenza di comunità greche nel paese è testimoniata sia dal rito greco professato nelle chiese di Santa Maria dei Greci e San Nicola dei Greci, sia dal ricco costume che le donne hanno indossato fino all'inizio del nostro secolo.

Con la caduta dell'Impero romano e le successive invasioni dei Goti, Longobardi e Saraceni, gli abitanti del Borgo San Pietro furono costretti a lasciare il Forum Popilii e a rifugiarsi sulla collina dove formarono il Castrum Pollae. Gli Altavilla, i Sanseverino, i Villano, i Capecelatro si susseguirono nel corso dei secoli nel possesso del paese, che nel tempo è stato sottoposto al controllo religioso di cinque ordini monastici: i Benedettini, i Cappuccini, i Domenicani, le Clarisse e i Francescani.

Durante il regno borbonico Polla ebbe in visita il re Ferdinando IV, venuto a vedere i lavori di bonifica della zona da lui ordinati. Durante il Risorgimento il paese aderì ai moti carbonari con la società segreta la Naosparta Febea, capeggiata dal giovane Vincenzo Parisi, e partecipò alla battaglia del Volturno con il Battaglione Tanagro.

Nel 1980 Polla è stata colpita dal grande sisma che ha arrecato notevoli danni sia alle case che alle chiese, ma il valido intervento della Soprintendenza ha consentito una rapida azione di recupero e di restauro, anche se alcuni lavori sono ancora in corso: è stato anche restaurato l'ex Convento delle Clarisse adibito a sede comunale e dotato di strutture adeguate alla funzione che svolge.

Nel 1982, segno di recupero e di nuovo sviluppo, Polla ebbe la sua stazione ferroviaria con grandissima gioia non solo dei cittadini pollesi ma anche di quelli del Vallo che in pochi anni videro realizzata questa grande opera seguita poi dalla costruzione dell'ospedale, voluto e finanziato da Luigi Curto: in questi anni, queste grandi opere infrastrutturali hanno rappresentato fonte di vita per molti pollesi, che hanno abbandonato così il settore primario per il terziario.

Tra la vegetazione e le colture tipiche troviamo gli olivi, le viti, il grano, il granoturco, gli alberi da frutta (mele, pere, ciliegie), la macchia mediterranea, il castagno.
L'economia del comune di Polla è legata alle industrie alimentari, di imbottigliamento, abbigliamento e meccanica.

Polla. Le Grotte di Polla, dopo anni di isolamento, diventano nuovamente oggetto di studio con lo scopo di realizzare a breve un percorso turistico e scientifico. Per la prima volta dopo mezzo secolo un gruppo di speleologi e archeologi dell'Università di Bari è sceso a 50 metri nelle viscere della terra. Il gruppo guidato dal dottor Felice La Torre, ha esplorato le grotte pollesi per valutarne l'importanza storica. E' stata inoltre verificata la possibilità di aprire alcuni percorsi, rendendoli fruibili al pubblico. A sollecitare un approfondimento scientifico sul valore delle grotte è stato il sindaco, Massimo Loviso, che, insieme alla consigliera delegata al turismo, Tiziana Medici, ha accompagnato il gruppo di speleologi durante la prima fase dell'esecursione. La discesa fatta qualche giorno fa nelle grotte è stata solo la prima di altre che nei prossimi mesi si succederanno, secondo un preciso progetto che dovrebbe portare da un lato allo studio dei reperti archeologici ritrovati (vasi, scheletri, cocci), dall'altro a creare un primo percorso dedicato al turismo speleologico. Gli esperti dell'Ateneo barese al momento hanno escluso un collegamento tra le grotte di Polla e quelle di Pertosa, che anticamente si riteneva comunicanti fra loro. Ma una prima valutazione fatta da La Torre evidenzia che le cavità hanno un valore straordinario in quanto ricche di segni che dimostrano come le grotte avessero anche la funzione di sepolcreto. Le aperture nella roccia risalgono all'età del bronzo. Su di esse esiste già una documentazione fatta negli anni Cinquanta in seguito alle prime esplorazioni, oggi conservata all'Università di Bologna. All'ingresso esiste un cunicolo stretto che, una volta superato, rivela una serie di sale distribuite su un percorso di 900 metri e una profondità di 70 metri. Una delle sale è grande quanto un campo sportivo, 120 metri di lunghezza per 30 di altezza. Il percorso al momento è caratterizzato da fango duro. Esiste inoltre una buona ventilazione. Auspicabile sarebbe per il Vallo di Daino una rete delle grotte visto che oltre a Pertosa, anche a Sassano e a Monte San Giacomo esistono cavità di interesse archeologico.

 

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